TL;DR

  • Pattie Gonia è stata citata in giudizio da Patagonia per aver registrato come marchio il suo nome drag.
  • La causa mette in evidenza questioni di visibilità e proprietà nella cultura drag.
  • Patagonia sostiene che ci sia confusione tra i consumatori riguardo ai nomi dei brand.
  • Pattie rifiuta di patteggiare, citando le spese legali come una minaccia.
  • Il caso sottolinea le sfide che gli artisti queer affrontano nel monetizzare le proprie identità.

In uno scontro che sta facendo discutere il mondo drag, Pattie Gonia, la favolosa persona drag, si è ritrovata in una disputa legale con il colosso dell’abbigliamento outdoor Patagonia. Sì, avete capito bene! Nel momento in cui ha cercato di registrare il suo nome come marchio, il soffitto di vetro rosa è crollato. Che colpo di scena drammatico!

Nel settembre 2025, Pattie ha depositato una richiesta di marchio per il suo nome, ma Patagonia non ha affatto gradito. È intervenuta rapidamente, sostenendo che Pattie stesse violando il loro logo. Questa settimana, dopo un lungo silenzio, Pattie Gonia ha rotto il silenzio con una risposta audace alle richieste di Patagonia: “no deal”. L’azienda chiede soltanto un misero risarcimento di 1 dollaro, ma Pattie sta reagendo, dicendo che il vero problema sono i potenziali oltre 1 milione di dollari di spese legali e il diritto di usare il proprio nome!

Vediamola così: le drag queen hanno da tempo giocato con i nomi dei brand, usandoli per riferimenti camp e commenti culturali. Pensate a Trixie Mattel o Brita Filter. Pattie Gonia si esibisce dal 2018 e persino Patagonia ammette che il suo nome richiama la regione del Sud America, precedendo le loro giacche in pile. Allora, qual è il problema?

Il nodo sta nel diritto dei marchi, che serve a proteggere i brand dalla confusione. Patagonia sostiene che i consumatori potrebbero credere erroneamente che il merchandising di Pattie sia affiliato a loro. Ma ecco il punto: la cultura drag ha sempre preso in prestito dalla cultura dei consumi, e sembra che nel momento in cui una queen prova a possedere legalmente la propria identità, entri in un campo minato di regole aziendali che non sono state pensate per lei.

È un classico caso della trappola della visibilità. La drag è passata dall’underground al mainstream e, con quella visibilità, arriva il desiderio di monetizzare. Ma nel momento in cui una queen formalizza la propria identità, si trova ad affrontare un insieme del tutto nuovo di sfide. Il diritto dei marchi considera i simboli LGBTQI+ come di pubblico dominio, il che significa che le corporation possono usarli liberamente, soprattutto durante il mese del Pride. Ma se un artista queer prova a ribaltare il copione, rischia conseguenze legali.

L’ironia è evidente: le aziende possono attingere alla cultura queer senza pensarci due volte, mentre gli artisti queer incontrano ostacoli quando provano a fare lo stesso. Il caso di Pattie Gonia non riguarda solo un marchio; riguarda le barriere sistemiche che gli artisti queer incontrano quando cercano di orientarsi nel mondo commerciale.

Pattie ha dichiarato che questa causa potrebbe “rompere l’intero ecosistema di advocacy e coinvolgimento della comunità” che ha costruito nel corso degli anni. E non ha tutti i torti. La narrazione dominante presenta la vicenda come un’azienda che cerca di mettere a tacere una drag queen, ma il problema più profondo è l’ineguaglianza strutturale nel diritto dei marchi che favorisce le corporation rispetto ai singoli artisti.

Man mano che la drag continua a guadagnare visibilità e opportunità economiche, il caso Pattie Gonia è un netto promemoria del fatto che il tappeto di benvenuto per gli artisti queer si estende solo fino a un certo punto. La battaglia per la proprietà e il riconoscimento in un panorama dominato dalle corporation è tutt’altro che finita, e Pattie Gonia è in prima linea. Resta favolosa, Pattie, e continua a combattere la buona battaglia!

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Informazioni sull'autore

Isabella Martinez

Isabella Martinez, conosciuta come "Izzy" dai suoi lettori, è una giornalista di spicco che si occupa di questioni legali e di giustizia penale, con un focus sul loro impatto sulla comunità LGBTQ. Laureata alla Harvard…

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